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Lo studio dei cimiteri altomedievali in Italia settentrionale ha avuto una lunga tradizione storiografica e ha visto un notevole sviluppo nelle ultime decadi grazie anche al rinvenimento di importanti siti dopo recenti interventi archeologici di emergenza. Tuttavia l'attenzione scientifica continua a centrarsi in modo quasi esclusivo su problemi legati alle necropoli gote e soprattutto a quelle longobarde con discussioni centrate sull'identificazione etnico-culturale delle sepolture a partire dai corredi, collegate a critiche e riflessioni ormai pienamente capite e assunte dalla ricerca europea, sull'etnogenesi e sul significato dell'etnicità nell'alto medioevo. 

Senza negarne l'importanza direi che varrebbe la pena superare queste tematiche per trovare nuove linee di ricerca che ci permettano di interpretare altri aspetti di un periodo che bisogna indagare nella sua complessità dovuta a una profonda frammentazione nelle strutture politiche, economiche, sociali e ideologiche. Concetti (complessità e frammentazione) che possono essere analizzati attraverso le testimonianze archeologiche relative ai cimiteri altomedievali e gettano nuova luce su alcune questioni chiavi del periodo. Le pratiche funerarie, se studiate globalmente, rispecchiano una pluralità di espressioni, in parte dovute alla mediazione delle autorità ecclesiastiche, più frequentemente legate a specifici gruppi sociali e persino a singole famiglie.

Tenendo conto di questi problemi e con l'idea che un studio affidabile sulle pratiche funerarie nell'altomedioevo deve per prima cosa partire da una campionatura sistematica di tutta l'evidenza disponibile il progetto CAMIS ("Cimiteri Altomedievali in Italia settentrionale" progetto finanziato dal'Ateneo Patavino tra 2011 e 2013) ha schedato circa 1200 cimiteri nel Nord d'Italia. Tutti i cimiteri sono stati registrati in una scheda utilizzando il programma filemaker 12 pro advanced e sono attualmente in via di migrazione verso una piattaforma GIS  con informazioni su: 1) contesto geografico, 2) tipo di ricerca realizzata, 3) tipo di insediamento al quale era legato il cimitero, 4) cronologia proposta e fonte per la stessa, 5) numero e organizzazione delle tombe, 6) tipologia tombale, 6) corredi superstiti, 7) individuo sepolto includendo dati tafonomici, antropologici e biologici se pubblicati.  Il database è stato già messo a disposizione, oltre che dei membri dell'équipe CAMIS, degli studiosi che hanno collaborato alla schedatura. Obietivo futuro sarebbe di renderlo "open" ma se ci sono talora problemi di diritto nella diffusione dei dati.


L'analisi complessiva della documentazione pubblicata relativa al mondo funerario tardoantico e altomedievale in Italia settentrionale mostra fondamentalmente un'ampia varietà di caratteristiche, sia nella topografia sia nella composizione dei cimiteri, oltre che nel numero di defunti, sesso e età degli inumati.  La gran varietà di usi funerari relativi a topografia, tipologie tombali, ritualità, composizione dei cimiteri mostra inoltre che i riti funerari non erano standardizzati e che dipendevano da iniziative locali o individuali. La preferenza per un tipo di tomba, la presenza di corredi, di monumenti sulle tombe, servivano per segnare il diverso status sociale ed economico degli inumati, che però questi variavano enormemente dipendendo da molteplici fattori.

Questa grande varietà certamente riflette entità sociali diverse, risultato della frammentazione e instabilità della società altomedievale in Italia settentrionale, in contrasto con società più stabili come quella romana o quella islamica che avevano normative e tradizioni funerarie ben condificate. Un aspetto questo che costituisce il nocciolo della questione e che meriterebbe ulteriori approfondimenti. Nel complesso la coesistenza di differenti spazi e rituali appare l'effetto di una società frammentata che non cerca di rendere unitario ciò che appare diviso socialmente e culturalmente. Un dato questo che contrasta con l'interpretazione della fusione in tempi brevi tra romani ed invasori e sul quale crediamo sia opportuno ulteriormente lavorare, così come sulla fine di questa frammentazione, tradizionalmente collocata soltanto dall'VIII secolo in poi, quando con la fine definitiva dell'arianesimo e il trionfo del cattolicesimo tra i re Longobardi, e dopo il 774 con l'alleanza tra i Carolingi e la Chiesa, una nuova fase di stabilità apre le porte a una certa omogeneità nelle pratiche funerarie e ad una lenta ma definitiva evoluzione verso le chiese come principale luogo di sepoltura della popolazione. Un processo questo certamente più lungo e complesso, sul quale occorre pure lavorare. Alla fine, le tombe nelle chiese sarebbero in generale diventate più anonime come si evince da una prevalenza di tombe in nuda terra e dalle intersezioni tra diverse sepolture. La distinzione però non scompare per le élites alle quali verranno riservate le migliori posizioni nella chiesa e tombe segnate da monumenti, epitaffi e da cerimonie della memoria.